martedì 27 marzo 2012

La Gente di Sicilia ed i Suoi Saggi Proverbi

"MAI EDUCARE I VOSTRI FIGLI PIU' DI VOI STESSI"

questo proverbio, frutto della saggezza antica del popolo siciliano, diventa regola evidente frequentando da vicino la stessa società locale, e non necessariamente quella povera ed incolta, anzi, la formula risulta molto chiara e presente soprattutto in quel contesto pseudo "borghese" o "benestante"-  conformista e silente - , che è la popolazione delle città: la cosiddetta fascia "media". 

Sono quelli che sanno leggere e scrivere, ma che, in poche parole, non ragionano autonomamente. 
Signori con sguardo ebete e signore sovrappeso, annoiate ed in pensione, con i capelli cotonati e tutte con le stesse mechès bionde, che guardano le vetrine con le amiche parlando delle figlie grandicelle che gli sono rimaste sulla panza

Un articolo (http://www.bestofsicily.com/mag/art298.htm) interessante e analitico, ancorché in inglese,  tratta bene il tema, ed in particolare evidenzia quella che ritengo onestamente LA realistica prospettiva della società siciliana. 

Il testo é in inglese, e se non siete in grado di leggerlo direttamente andate sul traduttore di Google.

Sul sito www.bestofsicily.com trovate scritti e comunicati, pensieri, analisi ed opinioni, non sommatorie di parole inutili come quelle che spesso si trovano sulle guide locali di ristoranti dove si elencano TUTTI i ristoranti della città e  - guarda un pò - sono tutti buoni. 

Bisogna dirlo: i ristoranti siciliani, o meglio le trattorie camuffate da ristorante, sono spesso locali grigi, al neon, puzzolenti e untuosi, con un servizio sgradevole e supponente, con camerieri rozzi e buoni a nulla, spesso sono cari più che al centro di Parigi e con una qualità di cibo assimilabile al preconfezionato-riscaldato al microonde. 

La maggior parte ma non tutti: il problema è conoscere, discriminare, far sapere. 



Abuso di Credulità Popolare (oggidomaniunconcorso)






L' Abuso di Credulità Popolare è un reato...
    (...già, lo é...).


...mi chiedo però se in Italia non potrebbe, invece, essere inteso come il diritto di esercizio di un'attività di qualcuno che la sa più lunga degli altri nei confronti di una massa di polli che, appunto, polli intendono rimanere e che quindi è giusto che ne abbiano il destino. Ovviamente si parla di società, di comunità sociali, di grandi numeri, non del singolo povero disgraziato ignorante che viene sottomesso da una storiella e gli viene rifilato il pacco con il mattone anzichè la radiolina.

Va da sé che questa credulità popolare venga ampiamente sfruttata da una certa chiesa, cattolica e non, dei quartieri buoni e meno buoni che si appoggia sul bigottismo della sua platea di timorati di Dio, ma ancor più timorati di ragionare e di esprimere un pensiero, per farne strumento di sussistenza per preti e varia umanità di diversa specie e fede, spesso di un'opportunismo evidente, sempre di una ignoranza retrograda e agghiacciante. Non so se è più colpevole chi adesso è e fa l'ignorante, oppure chi gli piazza il pacco per proprio uso e consumo...

In un paese sottosviluppato come l'Italia e l'Italia del Sud in particolare, i politici hanno buon gioco nei confronti della credulità di un'intera società strutturata proprio sulla presunta rendita di posizione del presunto vantaggio indotto della presunta relazione personale con il tale o con il tal'altro. Basta dire di si - equivalente del dare l'assoluzione dai peccati - tanto poi se il miracolo non si compie questo fa parte del gioco e basta rifare una nuova puntata sul banco. Che vince sempre.

In Sicilia si dice "oggidomaniunconcorso...".
Quando cerco di spiegare ad un non siciliano questo modo di dire devo necessariamente far presente che la somma ambizione di un'intera società é ottenere un qualsiasi lavoro presso un pubblico ufficio. Un lavoro routinario e sempre uguale, poco impegnativo e molto garantista di ogni diritto e potenzialmente altrettanto poco restrittivo rispetto a doveri. Praticamente un'intera società ambisce a "sistemarsi", dove per sistemarsi si intende unicamente ricevere il cucchiaio in bocca, regolarmente. 

Ma solo chi è incapace di prendere il cibo da sè può accettare di essere imboccato. La società del Sud Italia e della Sicilia è una società di imboccati. Una società di malati. Un ospedale. Pieno di malati cronici. Malati figli di malati e genitori di malati. 

Io non ho mai ritirato la laurea , intendo dire il pezzo di carta di finta pergamena e con i vari ghirigori da appendere al muro...però se mai fossi denunciato e condannato per "Abuso di Credulità Popolare" ci terrei tantissimo ad incorniciare ed esporre quel pezzo di carta con la condanna piuttosto che la laurea stessa!  Come reato mi sembra fantastico perchè sostanzialmente dichiara che sei riuscito a fottere una banda di mezzi deficienti per vari scopi, certamente di lucro. Come pezzo di carta credo sia anche raro, tutto sommato. In un contesto insano ed ipocrita come l'Italia e la sua società, lo vedrei, insomma, come un diploma!

Un paio di foto per capire di che parliamo e da dove il discorso probabilmente parte ...





Mare Negato (1/2)

Mare Negato 





Mare Negato é un progetto fotografico che nasce nel 2002 come azione personale contro l'esistenza - paradosso e segno della diffusa e persistente inciviltà di questa terra siciliana - di un cancello lungo chilometri che chiude il libero accesso e la vista verso il mare, sulla spiaggia di Mondello, a Palermo, da almeno 50 anni

Lungo questa spiaggia sono state realizzate queste immagini che provano a raccontare due diverse possibilità di osservare e vivere un luogo: le sue possibilità e le sue obiettività in relazione alla vivibilità che gli è propria. 

I siciliani hanno tradizionalmente un cattivo rapporto con il mare, come peraltro spesso é proprio degli isolani. Leonardo Sciascia, probabilmente il maggiore interprete della sicilianità contemporanea, ha scritto e parlato su questo argomento: sulla potenziale e continua negazione di quel luogo che è la costa dell'Isola e del suo mare.

Le ragioni sono molte e portano lontano nella storia sociale, economica e politica dello stesso Mediterraneo. Io ho voluto prendere in prestito alcune significative frasi del grande scrittore siciliano per accompagnare la visione delle fotografie con la lettura di un breve e qualificato testo che potesse suggerire future e più personali riflessioni all'osservatore interessato.

...1039 chilometri di coste, 440 sul Mare Tirreno, 312 sul Mare d’Africa, 287 sullo Jonio: questa grande isola del Mediterraneo, nel suo modo di essere, nella sua vita, sembra tutta rivolta all’interno, aggrappata agli altipiani e alle montagne, intenta a sottrarsi al mare e ad escluderlo dietro un sipario di alture o di mura, per darsi l’illusione quanto più è possibile completa che il mare non esista...., che la Sicilia non è un’isola. 
Che è come nascondere la testa nella sabbia: a non vedere il mare, e che così il mare non ci veda.  Ma il mare ci vede.

Il mare è la perpetua insicurezza della Sicilia, l’infido destino; e perciò anche quando è intrinsecamente parte della sua realtà, vita e ricchezza quotidiana, il popolo raramente lo canta o lo assume in un proverbio, in un simbolo; e le rare volte con un fondo di spavento più che di stupore. 

Lu mari è amaru 
(il mare è amaro)

Cui po' jiri pri terra, 'nun vaja pri mari 
(chi può andare per terra non vada per mare)

Mari, focu e fimmini, Diu 'nni scanza 
(mare, fuoco e donne, Dio ci salvi)

E come lo zolfataro altro non era che il contadino strappato alla campagna, in effetti il marinaio altro non è che il contadino costretto al mare dalla necessità: il contadino che più non ritrova alle sue spalle la terra da coltivare e ha davanti il mare. 
E non è un caso che la più grande opera letteraria cha il mare abbia mai ispirato a un siciliano, diciamo, I Malavoglia, sia stata scritta da un siciliano del feudo e che in essa si muova una gentuccia che ha della vita il senso tragico e rassegnato, scandito in una vicenda immutabile, che è proprio del mondo contadino, ed è assolutamente sporovvista di quel tanto di noncuranza e di ardimento, di avventuroso e di imprevedibile, che è peculiare alla gente di mare e alla rappresentazione che di essa hanno dato altri scrittori.

Il mondo dell’Odissea è lontano: lo stupore delle albe marine, il senso della libertà e dell’avventura. Il mare è amaro. Dalle coste dell’isola, dai porti, nessun siciliano è mai partito per una conquista, per un’avventura. 

....la diffidenza del siciliano di fronte al mare e l’insicurezza delle coste non pare siano sostanzialmente mutate se non in peggio......sotto le apparenze di una vita più intensa ed attiva, il litorale siciliano riflette la degradazione della Sicilia interna. 
Le apparenze sono date da quell’assalto alle località marine, da quella corsa alla casa al mare, a cui ceto borghese e medio-borghese dell’isola (espressioni del tutto approssimative ad indicare le amorfe stratificazioni politico-imprenditoriali e burocratiche, entrambe ugualmente parassitarie, che si sono come “sedimentate” in questi ultimi anni) si sono votati.
..............................................

Tutto sta, in definitiva, nel togliere al concetto di demanio le incrostazioni della feudalità e del privilegio e nel tornare ad intenderlo nel senso di bene pubblico: ma non è operazione così semplice, in un paese come il nostro e specialmente in una regione in cui feudalità e privilegio sono sostanza di ogni apparente mutamento.
Leonardo Sciascia

Con queste immagini l’Associazione Sportiva Albaria, che ha la sede proprio sulla spiaggia di Mondello e che opera a favore della valorizzazione del luogo e delle attività sportive legate al mare, ha montato una riuscita campagna di denuncia contro l'esistenza e la tacita accettazione pubblica ed istituzionale di cancellate che andrebbero rimosse alla fine della stagione balneare e invece sono rimaste per decenni, anche nei mesi invernali - SEMPRE - a creare un muro e con esso, una distanza tra il mare e i cittadini. 

Ferro, punte acuminate, ruggine, pochi accessi al mare, "proteggono" da non si sa chi o cosa, e privatizzano una striscia di sabbia che si va assottigliando anno dopo anno e che offre in estate la vista di una “baraccopoli” di cabine estive che si amplia sempre più, triste e proletaria evocazione della villa al mare dei "signori". 

Cemento e impianti fatiscenti, scarsi servizi, nessun progetto e nessuna strategia tesa ad un miglioramento e ad una riqualificazione del luogo, nessuna immagine proponibile se non quella di un luogo deputato al "pediluvio" estivo. 

Ma se tutto questo certamente esiste e sussiste ancora, é soprattutto per la acritica accettazione delle cose che è usuale e radicata nella popolazione locale, per la quale, alla fine della storia, probabilmente il "pediluvio" estivo è effettivamente una condizione a cui aspirare nella scansione di una vita senza storia. 

Mare Negato (2/2)

Mare Negato


Mondello, spiaggia di Palermo, 2002



























martedì 15 novembre 2011

THE GIULIANO PROJECT - parte terza (2006/2011)-

THE GIULIANO PROJECT (IL PROGETTO GIULIANO)
- parte terza (2006/2011)- 



Giuliano é Salvatore Giuliano.  Salvatore Giuliano era un bandito, un mito, per alcuni quasi un santo. 
La sua storia ha direttamente coinvolto migliaia di persone, e forse milioni, emotivamente. 

..is a murder, a poet and a politician
Salvatore Giuliano era un bandito siciliano ed alla fine degli anni quaranta, nell'Italia che passava dal Re alla Repubblica, era famoso quasi come un divo: egli era un mito, e mito era anche quello della Sicilia Indipendente. Come in tutte le storie di miti e di santi ci sono anche le reliquie, e più in là parleremo anche di queste: da esse, infatti, inizia tutta questa storia. ....................





lunedì 14 novembre 2011

Piccioni o Uomini?

Piccioni o Uomini?



SEMBRANO piccioni, ma non sono molto diversi da tutti coloro che vivono inscatolati fisicamente e mentalmente nei gabbiotti a prezzo variabile tra 1000 e 4000 Euro/Mq, che si pagano ormai con un mutuo perpetuo, e che vengono definiti "appartamenti, "case" o affini diventando in tutto e per tutto la proiezione della vita.

Muri, balconi, cellette, corridoi, tetti, stanzette, perfette per una vita da piccioni.

Questi della foto sono piccoli e teneri: stanno in un cartone perché sono destinati a finire in un piatto tipico della cucina marocchina.

Li ho fotografati in un mercato a Fès. Scacazzano, si, ma almeno si mangiano...

TI AMMAZZO A BASTONATE


Il titolo in oggetto fa riferimento ad una comune e diffusa cultura locale, rozza e tribale, permeata di ogni assenza di rispetto verso l'ALTRO, chiunque esso sia, e quindi satura di violenza consolidata e diffusa: violenza che appartiene da sempre a questa società, a questa cultura, a questo luogo.

IO TI AMMAZZO A BASTONATE

Chiunque viva a Palermo ha sentito pronunciare questa frase. Io l'ho sempre sentita, almeno io, pronunciata da adulti e da ragazzi, anche da bambini.

La ricordo da sempre, fin da quando ho memoria, pronunciata ordinariamente. Questa cosa mi colpisce particolarmente, moralmente e alla scala di un qualsiasi futuro possibile (e non sostenibile) da queste parti.

QUI, la violenza é azione marcatrice che definisce un contesto ed é ovviamente, estesa a tutto: é qualcosa di possibile, ripetibile, nata e cresciuta in questa società. Discussa e ponderata, altrimenti esercitata, magari per gradi, vista e rivista. Comunemente ascoltata, osservata, letta o subita.

Tutti sappiamo che questa condizione evidente fà parte di QUESTA cultura, che non é subcultura (poiché non é eccezione per via della sua ampia diffusione) ma é la nostra attuale normalità. 


Ovviamente, estendo queste considerazioni ad ogni altra forma di violenza contestuale, meno esplosiva e più diffusamente metastatica.

Di seguito a questa riflessione, amara ma quasi banale, io propongo, di eleggere a FRASE RAPPRESENTATIVA per questa città....non più PALERMO=MAFIA (che é banale), e neanche PALERMO=PIZZO...ma la più comune espressione:

- TI AMMAZZO A BASTONATE -



o anche( in chiave turistica)

- VIENI A PALERMO: 
TI AMMAZZO A BASTONATE - 



E' una frase forte? sproporzionata? niente affatto: basta essere coscienti. 
Stupirsi? da fuori forse sì, ma noi che viviamo qui non possiamo stupirci. 
Questa frase APPARTIENE alla società locale in varie declinazioni.

Molte di queste declinazioni, talvolta più sottili, talvolta più rozze, spesso sono meno fisicamente violente, ma altrettanto lo sono nei loro risultati legati all'annichilimento generale della voglia e dell'entusiasmo, della partecipazione e della tensione positiva, della civiltà e dell'umanità.

E, infine, anche dell'UOMO. Il risultato é visibile e non equivocabile.


PS: Chi intenda scandalizzarsi o turbarsi leggendo queste parole, perché é dotato di anima benpensante e sensibile nonché di animo diplomatico per cultura o per mestiere, per favore, recuperi prima la memoria della propria quotidianità e rifletta se effettivamente la violenza in questo luogo non venga estesa ad ogni singola circostanza, azione e comportamento. 


Quest' eventuale anima pura e dagli ameni pensieri costruttivi (e sempre sedicenti tali) rifletta sul fatto che la violenza espressa dalle bastonate brutali espresse da un linguaggio di prassi, é soltanto la punta dell'iceberg, materialissima, di una violenza e di una rozzezza colpevole e quotidiana propria di questa nostra cultura, e basata sulla mancanza di rispetto verso nient'altro che non sia il proprio o il proprio clan.








Tipica vista di Palermo Contemporanea nel centro della città (2010)
ph: © PP RAFFA